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Quando il Natale accelera: stress, emozioni e quel battito che cambia ritmo

Articolo puramente informativo. Per qualsiasi dubbio o sintomo è necessario rivolgersi al proprio medico.

Quando il Natale accelera: stress, emozioni e quel battito che cambia ritmo

Le feste dovrebbero essere felicità: luci calde, tavole imbandite, abbracci ritrovati. Nella pratica spesso diventano un triathlon emotivo in cui si alternano attese troppo alte, cibo in abbondanza, ritmi sballati e una discreta dose di “devo essere felice per forza”. In mezzo a tutto questo c’è lui, il cuore, che recepisce ogni sfumatura e reagisce.

Il periodo natalizio porta con sé un cocktail particolare di emozioni. C’è l’euforia degli incontri, l’ansia dei preparativi, la stanchezza che arriva dopo settimane di corse e la pressione, spesso autoimposta, di mostrare che è tutto perfetto. Le emozioni, si sa, non hanno un interruttore, e il cuore è uno dei primi a registrarle: accelera quando l’aria è carica, rallenta quando ci fermiamo finalmente a respirare, entra in un ritmo che rispecchia fedelmente il nostro stato interno.

Poi c’è l’aspetto più materiale, che ogni anno ci raccomandiamo di gestire meglio e puntualmente ignoriamo. I pasti abbondanti, i fuori orario, gli stravizi che diventano quasi un obbligo culturale. Il cibo, soprattutto se ricco e consumato in quantità generose, può amplificare sensazioni come pesantezza, fiato corto o battito un po’ più vivace. Non sono segnali da interpretare in autonomia né da drammatizzare: sono risposte del corpo a un periodo in cui chiediamo molto a noi stessi, spesso senza accorgercene.

Lo stress natalizio è un fenomeno sottovalutato. Ci si aspetta la gioia, ma si provano anche tensione, nostalgia, preoccupazioni economiche o familiari. È una miscela che può influenzare il ritmo interno più di quanto vorremmo ammettere. Per questo è utile, in queste settimane, osservare con un po’ di gentilezza come reagiamo. Non per cercare problemi, ma per riconoscere che l’emotività non è un vezzo, è una parte concreta della nostra fisiologia quotidiana.

Se durante questo periodo emergono sensazioni nuove, persistenti o difficili da decifrare, come palpitazioni insolite, stanchezza marcata, affanno anomalo o un malessere che non trova spiegazione nelle circostanze, è importante parlarne con un medico. Il cuore risponde alle emozioni, ma distingue anche quando serve un approfondimento. E solo un professionista può interpretare correttamente ciò che il corpo sta comunicando.

Il Natale continuerà ad avere il suo bagaglio di sapori, sentimenti e piccole frenesie. Possiamo però ricordarci una cosa semplice: rallentare non è vietato, anzi. È forse il regalo più prezioso che possiamo fare a noi stessi. Il cuore, sotto l’albero, chiede soprattutto questo.

Camminare: il gesto semplice che fa bene al cuore e alla mente

Articolo puramente informativo. Per qualsiasi dubbio o sintomo è necessario rivolgersi al proprio medico.

Siamo abituati a pensare al benessere come a qualcosa di complicato: programmi di allenamento, orologi intelligenti, routine impossibili da mantenere più di una settimana. Intanto, sotto i nostri piedi, c’è un gesto antichissimo e sempre disponibile, che continua a dimostrarsi sorprendentemente efficace: camminare. Non richiede attrezzatura, non chiede iscrizioni, non dipende da mode o stagioni. È un’azione elementare, quasi banale, eppure in grado di rimettere ordine in molte parti della nostra vita, cuore compreso.

La camminata ha una peculiarità che la tecnologia non potrà mai imitare: porta il corpo a muoversi con naturalezza, senza forzature. Il cuore segue questo movimento con un ritmo che cambia con delicatezza, mai bruscamente, e il corpo intero si adegua senza sforzi eccessivi. È un’attività democratica: possono farla i veloci e i lenti, chi ama i parchi e chi si accontenta del marciapiede sotto casa, chi ha mezz’ora e chi ha solo dieci minuti.

Oltre ai benefici fisici, c’è la parte che spesso sottovalutiamo: camminare aiuta a “mettere distanza” dai pensieri. Non è meditazione, non è sport estremo, ma una forma di riequilibrio naturale. La mente segue il passo, rallenta o accelera con lui, trova ordine dove prima c’era soltanto disordine emotivo. La camminata è un piccolo rito quotidiano che permette di ascoltarsi meglio, e il cuore in tutto questo fa da bussola silenziosa.

In una società che ci spinge a correre, camminare diventa quasi un atto di cura. È un’azione gentile che riconnette corpo e percezione, una pausa attiva che può diventare un’abitudine solida. Nessuno deve trasformarsi in atleta: il valore sta nella regolarità, nel ritrovare ogni giorno quello spazio minimo di movimento che spesso consideriamo un lusso e invece è una necessità.

Se, durante una camminata, emergono sintomi insoliti come affanno marcato, dolore, palpitazioni anomale o sensazioni nuove che non sappiamo interpretare, è importante non fare da soli. Il medico resta sempre il riferimento più affidabile per capire se tutto procede come dovrebbe o se è necessario un controllo. La consapevolezza non sostituisce le competenze, ma ci aiuta a riconoscere quando è il momento di chiedere una valutazione professionale.

Camminare rimane uno dei modi più semplici per prendersi cura di sé. È il passo dopo il passo che costruisce la nostra salute, non la performance. E il cuore, che da sempre conosce il ritmo della vita meglio di noi, sa riconoscere la differenza.

Quando il relax diventa un altro compito in agenda

A metà luglio, mentre l’Italia comincia a profumare di mare e aria condizionata, molti professionisti vivono il paradosso più estivo dell’anno: lavorare il doppio per potersi fermare. Le settimane che precedono le ferie assomigliano a un videogioco in modalità “superdifficile”. Scadenze che spuntano come funghi, mail urgenti che non erano urgenti fino al minuto prima, riunioni che si moltiplicano come se il calendario avesse improvvisamente deciso di farsi beffe della fisica.

L’ansia da vacanza è figlia di questo clima. Non ha niente a che vedere con la destinazione scelta, ma con il corto circuito mentale che si crea tra il bisogno di riposo e l’incapacità di concederselo. È uno stato psicologico più diffuso di quanto si ammetta, e non riguarda “chi non sa staccare”. Piuttosto chiunque viva in un sistema dove il tempo libero è percepito come un lusso da meritare, non un diritto fisiologico.

Lo stress pre-ferie nasce da un’illusione di controllo. Ci convinciamo che, se gestiamo ogni dettaglio dal lavoro lasciato in ordine alla valigia perfetta, il relax arriverà come per magia. Poi, quando finalmente le ferie iniziano, si presenta il secondo atto del teatro estivo. La mente continua a correre, persino quando il corpo è già steso su un telo mare. Il pensiero torna al lavoro, alle responsabilità, alle incognite del rientro. La paura di “perdere il ritmo” genera un’irrequietezza che rende difficile godere del momento.

A questo si aggiunge una serie di paure sottili, quasi imbarazzanti da confessare. Paura di annoiarsi, come se fermarsi fosse un fallimento. Paura di non “vivere abbastanza” il tempo libero, schiacciati dall’obbligo implicito di divertirsi. E la più moderna di tutte: il terrore di perdere il controllo digitale, tra notifiche sospese e chat che continuano a bussare anche sotto l’ombrellone.

L’ansia da vacanza non si cura con destinazioni più esotiche o con valigie più leggere; si affronta riconoscendo che il riposo non è un premio ma un elemento essenziale della salute psicologica. Il vero passaggio di rilassamento avviene quando si accetta che non tutto può essere controllato e che non serve “staccare bene”: serve solo staccare, e basta.

Concedersi lentezza, lasciare spazio all’imprevisto, allenare la pausa come fosse un muscolo dimenticato. È questa la direzione che permette alla mente di respirare e al corpo di ritrovare un ritmo umano. E, paradossalmente, è anche ciò che permette di tornare al lavoro più presenti, più lucidi e meno vittime del calendario.

Il riposo è un atto di coraggio. La vacanza, quella vera, inizia quando smettiamo di pensarci dentro e iniziamo a sentirci dentro. Le estati migliori, alla fine, non sono quelle perfettamente organizzate: sono quelle vissute senza la pretesa di farle sembrare meglio di quel che sono.

Il nostro psicoterapeuta Giosué Salvato è a tua disposizione al centro medico CTR Poliambaltorio, contattaci per un appuntamento.

Articolo a carattere informativo. Le informazioni contenute nel testo non sostituiscono il parere di medici o professionisti sanitari qualificati. In caso di dolore persistente, infortuni o condizioni specifiche è sempre consigliato rivolgersi al proprio medico o a uno specialista competente.

Un soffio di ossigeno per la salute

Che cosa sia l’ozono lo abbiamo forse imparato tutti alle elementari. Lo vogliamo chiamare un soffio di ossigeno per la salute. L’ozono è quella molecola con tre atomi di ossigeno che ha una seconda vita, sorprendente. In medicina è usato con attenzione e seguendo regole precise, ma si sta rivelando un aiuto prezioso per la salute. L’ozonoterapia sfrutta le sue capacità biologiche per affrontare diverse condizioni di salute, aprendo nuove strade accanto alle cure tradizionali.

Ma come fa l’ozono a essere d’aiuto? Agisce su più fronti nel nostro corpo, un vero “tuttofare” a livello molecolare.

L’ozono, in piccole dosi, quasi “sveglia” le nostre difese interne contro i danni cellulari. In pratica stimola la produzione di sostanze antiossidanti. Immagina che alleni le cellule a proteggersi meglio. Poi, è come se avesse un effetto “pompiere” sull’infiammazione cronica, quella che sta alla base di tanti problemi, dall’artrite alle malattie autoimmuni. Agisce calmando la produzione delle sostanze che la alimentano.

Non solo. L’ozono aiuta il sangue a scorrere meglio nei vasi più piccoli, migliorando l’apporto di ossigeno ai tessuti sofferenti. Un po’ come riaprire le strade intasate di una città. Questo è un toccasana per chi ha problemi di circolazione o ferite difficili.

E il nostro sistema immunitario?

Anche qui l’ozonoterapia ci viene in aiuto. E’ capace di “accordarlo”, potenziando le risposte quando sono deboli (come nelle infezioni lunghe) o calmandole quando sono eccessive (come nelle malattie autoimmuni). Un vero direttore d’orchestra!

Infine, sapevi che l’ozono è un nemico temibile per batteri, virus e funghi? Li “attacca” direttamente, rendendolo utile contro le infezioni localizzate e, in certi casi, anche quelle più estese.

E per chi soffre? L’ozono può dare sollievo dal dolore agendo sull’infiammazione e stimolando la produzione di sostanze antidolorifiche naturali nel corpo.

Grazie a queste sue molteplici azioni, l’ozonoterapia si sta facendo strada in diverse aree mediche.

Un aiuto concreto in diverse condizioni. Ecco dove può intervenire.

In ortopedia e reumatologia si rivela un valido alleato contro il dolore e l’infiammazione causati da artrosi, mal di schiena ed ernie del disco. Le iniezioni locali possono fare la differenza nel migliorare la qualità della vita di chi soffre.

In ambito sportivo, l’ozonoterapia offre benefici interessanti: accelera il recupero dopo l’allenamento, aiuta a riparare i tessuti danneggiati e può persino migliorare la performance grazie a una migliore ossigenazione dei muscoli.

Nel trattamento di ferite difficili e ulcere, l’ozono agisce come un disinfettante naturale e stimola la guarigione dei tessuti, offrendo una speranza anche in casi complessi.

Chi ha problemi di circolazione, come insufficienza venosa o arteriopatie, può trovare nell’ozonoterapia un supporto per migliorare il flusso sanguigno e ridurre i sintomi come gonfiore e pesantezza alle gambe.

Anche in neurologia si stanno aprendo nuove prospettive, con studi che esplorano il potenziale dell’ozono nel trattamento del dolore cronico e di alcune malattie neurodegenerative.

E non dimentichiamo il suo ruolo nel rafforzare le difese immunitarie e nel combattere infezioni, grazie alla sua azione diretta contro virus, batteri e funghi.

Come viene somministrato?

L’ozonoterapia non è una taglia unica, ma si adatta alle esigenze di ogni paziente attraverso diverse modalità di somministrazione. La grande autoemoterapia (GAE), che prevede il prelievo e la reinfusione del sangue ozonizzato, è utile per effetti sistemici. La piccola autoemoterapia (PAE), con iniezioni intramuscolari di piccole quantità di sangue ozonizzato, mira a stimolare il sistema immunitario. Poi ci sono le infiltrazioni locali, direttamente nella zona dolorante, le insufflazioni in specifiche cavità corporee e le applicazioni topiche con oli o acque ozonizzate per problemi cutanei.

Una terapia sicura, ma con le sue regole

L’ozonoterapia è considerata sicura quando praticata da professionisti esperti e nel rispetto dei protocolli. Gli effetti collaterali sono rari e di solito lievi. Tuttavia, ci sono alcune condizioni in cui è controindicata, come il favismo o gravi problemi cardiaci. Per questo, una visita medica preliminare è fondamentale per valutare la situazione di ogni paziente.

Guardando al futuro: ricerca e speranza

La ricerca sull’ozonoterapia è attiva e continua a svelare nuove potenzialità. L’interesse crescente verso terapie complementari e con un buon profilo di sicurezza fa ben sperare per un suo utilizzo sempre più ampio e consapevole. L’ozonoterapia rappresenta un approccio che merita attenzione, un “soffio di ossigeno” che potrebbe portare benefici significativi a molte persone, sempre affiancata dalla competenza medica e da solide evidenze scientifiche.

Dormire male non è solo stanchezza

Molte persone sottovalutano i disturbi del sonno, dormire male non è solo stanchezza. Forse è sbagliato considerarla solo una conseguenza temporanea dello stress o di uno stile di vita frenetico. La difficoltà ad addormentarsi, i risvegli notturni frequenti e la sensazione di spossatezza al mattino possono essere segnali di problematiche più profonde, che incidono non solo sul riposo, ma anche sulla salute fisica e mentale.

L’impatto dei disturbi del sonno sulla qualità della vita

I problemi legati al sonno non si limitano alla semplice stanchezza. Studi scientifici dimostrano che un riposo disturbato può compromettere la concentrazione, l’umore e il benessere generale. Un esempio concreto è il caso di Marco, 42 anni, impiegato in una grande azienda. Da mesi, Marco si svegliava ogni notte alle 3 del mattino, incapace di riaddormentarsi. La mancanza di sonno ha iniziato a influire sulle sue prestazioni lavorative, rendendolo irritabile e meno produttivo. Dopo essersi rivolto a uno specialista, ha scoperto che l’ansia accumulata sul lavoro era la causa principale del suo problema.

“Molti pazienti non si rendono conto che il sonno è il riflesso del nostro equilibrio interiore. Lavorare su ansia e stress, ad esempio, aiuta a ristabilire un riposo sereno e rigenerante”, spiega la Dott.ssa Alessia Stoppani, psicologa esperta in neuropsicologia del benessere.

Secondo gli esperti, le principali cause dell’insonnia e dei disturbi del sonno sono:

  • Fattori psicologici: ansia, stress e depressione possono ostacolare un sonno ristoratore.
  • Ritmi irregolari: turni di lavoro notturni, esposizione eccessiva a dispositivi elettronici e cambi di fuso orario alterano il ciclo sonno-veglia.
  • Cause fisiche: dolore cronico, problemi respiratori e disturbi neurologici come la sindrome delle gambe senza riposo.
  • Abitudini sbagliate: consumo eccessivo di caffeina, alcol o cene pesanti prima di dormire.

Un altro caso esemplare è quello di Sara, 35 anni, madre di due bambini piccoli. Tra le notti interrotte dai pianti dei figli e lo stress quotidiano, ha iniziato a soffrire di insonnia cronica. Anche quando i suoi bambini dormivano, lei restava sveglia a rimuginare. Solo dopo aver intrapreso un percorso con la psicologa ha imparato tecniche di rilassamento e gestione dello stress che l’hanno aiutata a ritrovare il sonno perduto.

Un aiuto concreto: il supporto della psicologia

La scienza conferma che il supporto psicologico può fare la differenza nel trattamento dei disturbi del sonno.

Identificazione delle cause: valutazione approfondita delle abitudini e dei fattori di stress.

Tecniche mirate: rilassamento, mindfulness e rieducazione del ciclo sonno-veglia.

Gestione dell’ansia: strategie per ridurre i pensieri intrusivi che impediscono di dormire.

Quando rivolgersi a un esperto

Se i disturbi del sonno persistono per settimane o mesi, è fondamentale non ignorarli. L’intervento di uno specialista può aiutare a interrompere il circolo vizioso di insonnia e stress, restituendo al corpo e alla mente l’equilibrio necessario per affrontare la vita quotidiana con energia e serenità.

📞 Prenota una consulenza con la Dott.ssa Alessia Stoppani: 0444 564698

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La redazione

Depressione natalizia, come superarla.

L’ansia da Natale esiste ed è un periodo di tristezza che tocca molte più persone di quello che immaginiamo. La bella notizia è che dura poco. Vediamo allora in questo articolo cos’è la depressione natalizia e come possiamo superarla.

Depressione natalizia, come superarla.

Il countdown della depressione natalizia inizia con l’avvicinarsi delle festività. Appena le città si addobbano a festa con luci e decorazioni sparse ovunque, alcune persone iniziano a fare i conti con la tristezza, sicuri che arriverà inesorabile come ogni anno.

C’è chi, infatti, sembra provare una vera avversione verso il Natale e non vede l’ora che finisca, perché invece di portargli serenità, gli provoca ansia e sconforto. Spesso questi individui vengono paragonati al “Grinch”, il personaggio ideato da Dr. Seuss, noto per disprezzare lo spirito natalizio. In realtà, quella che alcuni chiamano “depressione natalizia” è una condizione ben riconosciuta. Per il mondo è il “Christmas Blues” che, secondo alcune ricerche, affligge circa una persona su due.

Qual è il motivo per cui le festività possono suscitare tristezza?

Sembra una condizione sine qua non, ovvero a Natale è obbligatorio mostrarsi felici. E’ come se dovessimo mettere in standby le nostre preoccupazioni, i nostri disagi, le nostre insicurezze. Inoltre, il Natale è un periodo di riflessione personale, un momento in cui ci si confronta con ciò che si è fatto e con ciò che si desidera per il futuro. A Natale si può fare. Lo vedi e lo senti ovunque. Dagli spot pubblicitari, le luminarie appese per le vie del paese, le luci delle case e la corsa ai regali.

Quindi non è previsto per chi vive da solo, chi ha pochi amici, chi ha recentemente perso una persona cara, gli anziani o chi ha problemi di salute, sentire il peso delle festività.

La verità è che sono queste aspettative a generare una grande quantità di stress.

Come si manifesta il malessere durante il Natale?

I sentimenti negativi durante le festività natalizie possono manifestarsi in vari modi, a seconda della persona, ma alcuni segni sono abbastanza comuni. Tra questi, un abbassamento dell’umore che può includere:

1-tristezza, senso di vuoto e demoralizzazione, che non sono legati a eventi concreti

2-mancanza di motivazione o interesse nelle attività quotidiane

3-disturbi nel sonno e nell’appetito

4-ansia, stress e una generale mancanza di energia

5-difficoltà di concentrazione e stanchezza non giustificate da un carico di lavoro

6-irritabilità e frustrazione

7- senso di solitudine.

Esiste anche un tipo specifico di depressione, chiamato Disturbo Affettivo Stagionale, che è più comune durante l’inverno e che può essere associato al Natale, soprattutto per via della ridotta durata della luce diurna e del clima freddo.

La tristezza che può accompagnare il Natale può avere molteplici cause legate alla storia di vita della persona. L’importante è non sentirsi obbligati a partecipare a eventi o a interagire con persone con cui non ci sentiamo a nostro agio, solo perché pensiamo che a Natale non si debba stare da soli.

Sono state sperimentate delle strategie per non sentire la depressione natalizia?

Chiariamo subito che la tristezza non è solo il risultato della solitudine, bensì a una condizione più complessa, ecco perché le strategie per affrontarla possono essere varie. Partendo dalle decisioni più semplici è importante cercare supporto all’interno della famiglia. Allo stesso tempo non abbiamo paura di evitare situazioni chenon ci fanno stare bene, come cene con persone con cui non abbiamo un legame forte. Non è necessario mirare alla perfezione o alla felicità assoluta, ma semplicemente cercare di convivere con le difficoltà in modo consapevole, ricordando che ogni momento difficile ha un inizio e una fine, proprio come il Natale.

Uno psicoterapeuta mi potrebbe aiutare a capire la depressione natalizia?

Uno psicoterapeuta è in grado di comprendere l’umore che serpeggia nei nostri animi. E’ consigliato rivolgersi a un professionista se ci accorgiamo che abbiamo l’umore basso per diversi giorni e si è perso tutto l’entusiasmo per le attività quotidiane. Se si perde sonno o si è troppo irritabili, ci si sente stanchi e si hanno pensieri negativi o ci sentiamo in colpa per qualcosa che non riusciamo a definire. Ecco in questi casi è opportuno rivolgersi a un professionista.

Se desideri fare un colloquio con il nostro psicoterapeuta il dottor Giosué Salvato chiama lo 0444 564698 per prendere un appuntamento o visita il nostro sito cliccando qui.